Presunzione di innocenza - il convitato di pietra

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Presunzione di innocenza

articoli
 
PRESUNZIONE DI INNOCENZA
di
Paolo Martinoni

 

L’anno che siamo in procinto di lasciarci alle spalle (2001) è stato, senz’altro, assai triste. Gli innumerevoli e tragici eventi degli ultimi mesi – l’attentato alle Torri Gemelle, la guerra in Afghanistan, la violenta repressione di Genova, il massacro di Zugo, i casi di antrace, le quattro o cinque sciagure aeree, il rogo nel tunnel del San Gottardo nonché, per molti Svizzeri, l’ingloriosa fine di Swissair – hanno turbato l’animo di chi, in virtù della propria sensibilità, si auspica un mondo diverso di quello in cui abbiamo scoperto di vivere.

Com’è giusto che sia, è stata l’insolita gravità di tali eventi, ma anche il loro verificarsi in un arco di tempo straordinariamente breve, a catturare e in certe fasi a sequestrare la nostra attenzione. Di essi abbiamo sentito, letto e parlato in abbondanza, forse troppo: programmi d’intrattenimento radiofonici e televisivi sono stati interrotti o cancellati per dare spazio a notizie o dibattiti dal contenuto allarmante; amici e colleghi di lavoro ci hanno confidato, quando più che mai auspicavamo la presenza di persone spensierate e fiduciose, il loro timore di nuovi attentati, di una guerra batteriologica, di un conflitto nucleare o quantomeno di una escalation senza fine delle tensioni internazionali.

Così, nel corso degli ultimi mesi abbiamo nuovamente potuto o dovuto ignorare un fenomeno a mio avviso assai più grave e inquietante: grave e inquietante di per sé, ma anche perché – non avendo affatto il carattere di eccezionalità degli eventi di cui sopra – passa facilmente inosservato e può quindi diffondersi indisturbato, come un male invisibile.

Alludo alla crescente insensibilità ed aggressività con cui strati sempre più ampi della popolazione – dai capi di stato giù giù fino a noi, piccoli comuni mortali – attribuiscono colpe e reati, o quantomeno intenzioni moralmente deplorevoli a persone, enti, partiti, aziende o gruppi etnici, senza disporre di alcuna fondata prova e senza che l’imputato sia a conoscenza delle accuse che gli vengono mosse.

Del fenomeno della calunnia e della diffamazione, dell’odio che essi alimentano e dell’incalcolabile danno sociale che arrecano, si è magistralmente occupata la scrittrice americana Patricia Highsmith in alcuni dei suoi splendidi thrillers – Il grido della civetta e Acque profonde, ad esempio – la cui lettura consiglio vivamente a chi si interessa di etica, giustizia e diritti umani.

Ciascuno di noi ha un’idea più o meno precisa, spesso però alquanto arbitraria, di dove si annidino i piccoli e grandi mali del mondo: negli ebrei o nel razzismo, nella magistratura italiana o in Berlusconi, nella donna o nel patriarcato, nelle banche svizzere, in Osama Bin Laden, nell’imperialismo americano, o anche solo nel vicino di casa. L’uomo ha sempre avuto e sempre avrà bisogno di un caprio espiatorio, di un presunto colpevole che magari colpevole è anche, ma che ciascuno di noi – perché così è stato sancito dall’articolo 9 dalla Dichiarazione universale dei diritti dell’uomo del 1948 – sarebbe tenuto a considerare innocente fintanto che non sia condannato con sentenza passata in giudicato:

“Ogni individuo accusato di reato è presunto innocente sino a che la sua colpevolezza non sia stata provata legalmente in un pubblico processo nel quale egli abbia avuto tutte le garanzie per la sua difesa.”

Tale principio è del resto tutelato dalla Carta dei diritti fondamentali dell’unione europea, dalla Dichiarazione dei diritti dell’uomo e del cittadino del 1789, dal Patto internazionale sui diritti civili e politici, dalla Costituzione federale della Confederazione svizzera nonché da quella di altri paesi civili, tra cui l’Italia.

In quanto promotori di un mondo più giusto e sereno, dovremmo porre – per lo meno di tanto in tanto – un freno deciso alla nostra smania di processi sommari, qual’erano in voga nel Tardo Medioevo, periodo storico in cui purtroppo si affermò il principio opposto, quello di colpevolezza: riscoprendo ad esempio le virtù del dubbio, perché forse è proprio il dubbio, più che la certezza, a trattenerci dal gridare “all’untore”.


 
Postilla

A questa mia breve riflessione, formulata per iscritto nel novembre del 2001, aggiungo ora, a a un paio di mesi di distanza circa, una breve postilla di natura astrologica.

Innanzitutto alcune considerazioni storico-giuridiche: il concetto di presunzione di innocenza non era affatto sconosciuto al diritto romano, ma fu gradualmente sostituito, con l’avvento del Cristianesimo e grazie ad esso, da quello opposto – di colpevolezza – che si affermò pienamente nel Tardo Medioevo, periodo storico in cui la giustizia canonica e secolare, distanziandosi enormemente dalle soluzioni equilibrate di quella romana, consentirono e favorirono il trionfo della brutalità, dell’oscurantismo e delle superstizioni più ancestrali. Alle soglie del XVIII secolo siamo insomma assai lontani dalla difesa dei diritti del cittadino: i supplizi medioevali sanciscono anzi la scomparsa di ogni principio di tolleranza e di rispetto della dignità del singolo individuo (basti pensare, tanto per fare un esempio, al trattamento riservato al cadavere dei suicidi e ai loro famigliari).

Nel 1700 circa ha inizio il potentissimo trigono tra Plutone-creatività e Nettuno-metamorfosi: essendo quest'ultimo pianeta entrato in una temporanea fase di accresciuta velocità, tale congiuntura planetaria si protrae per oltre novant'anni, attraversando  ben sette segni zodiacali (Nettuno si sposta dall'Ariete alla Bilancia, Plutone dal Leone all'Aquario).

A contraddistinguere il XVIII secolo sono lunghi periodi di pace, ma anche importantissimi fermenti e riforme ideologiche, provocate per l'appunto dall'insolitamente lunga alleanza tra i due pianeti menzionati. Con l'Illuminismo, che trae le sue origini dall'Umanesimo e soprattutto dal tardo Rinascimento, e che culminerà con la Rivoluzione francese, di cui costituisce il presupposto ideologico, si rinnegano i valori del passato – l'assolutismo della Chiesa e dello Stato, il dogmatismo filosofico, il fanatismo religioso e le discriminazioni sociali – contrapponendo ad essi valori radicalmente diversi, quali il culto della ragione, l'impulso alla critica, la libertà di pensiero e la tolleranza religiosa.

Il trigono Nettuno-Plutone si conclude nel 1795 circa, pochissimi anni dopo il radicale rivolgimento storico rappresentato dalla Rivoluzione francese: così, con l'assalto alla Bastiglia – simbolo del dispotismo regio – in data 14 luglio 1789, con l'abolizione del regime feudale e con la liberazione dei contadini (4-5 agosto), ma soprattutto con la Dichiarazione dei diritti dell'uomo e del cittadino (26 agosto), che riafferma il principio della presunzione di innocenza, vengono gettate le fondamenta della moderna democrazia e del moderno liberalismo: se, dunque – in termini un poco generali e approssimativi – dal momento in cui si costituiscono le prime comunità cristiane fino alla fine del XVIII secolo il singolo individuo viene per così dire considerato niente più che la cellula di un organismo, la parte aliquota di un tutto assolutamente priva di qualsiasi valore intrinseco, con la Dichiarazione dei diritti gli viene legalmente riattribuita un'importanza insospettata e fine a sé stessa.

In ultima analisi, il merito più grande della Rivoluzione francese è stato quello di avere fissato i principi costitutivi dello Stato di diritto, volto a tutelare le libertà fondamentali di tutti i cittadini: essa, perciò, ha innanzitutto provocato una radicale riforma giuridica.

La disposizione dei pianeti lenti nei vari segni zodiacali nell'estate del 1789 (Plutone in Aquario, Nettuno in Bilancia, Urano in Leone, Saturno in Pesci e Giove in Leone), fu in effetti tale da sollecitare in maniera completamente ed eccezionalmente positiva soltanto la femminile e razionale Bilancia, il cui autentico senso di giustizia presuppone sia il riconoscimento sia il rispetto dei diritti altrui. Come sappiamo, il settimo segno zodiacale corrisponde alla legge: ebbene, il fatto che il pianeta da esso ospitato, e splendidamente sorretto da Plutone in Aquario, sia proprio stato Nettuno-metamorfosi, ci aiuta a meglio comprendere la natura veramente radicale della riforma giuridica di cui sopra, favorita del resto – come dimostrò Lisa Morpurgo – dal provvidenziale passaggio dall'età di Marte (domicilio primario in Ariete) all'età di Venere (domicilio primario in Bilancia).

Tra gli undici segni parzialmente penalizzati dalla particolare disposizione dei corpi celesti più lenti al momento della Rivoluzione Francese e della Dichiarazione dei diritti, troviamo il fallocratico Ariete, finalmente indotto da Nettuno in Bilancia e dall'avvento dell'età di Venere a moderare il proprio totalitarismo egopatico, la propria violenza paranoica e il proprio culto del nemico.

Vale forse la pena ricordare che la Bilancia in particolare e i segni d'Aria in generale – tutti splendidamente sollecitati da Nettuno e Plutone – promuovono un tipo ben preciso di libertà: non già quella privilegiata di pochi (i potenti) e strenuamente difesa contro gli innumerevoli altri (il popolo), bensì quella di tutti, quella cioè che si fonda sulla parità dei diritti, sull'uguaglianza di ognuno di fronte alla legge.

Il concetto di presunzione di innocenza, che si riafferma con la Dichiarazione dei diritti del 1789 dopo secoli di barbarie e violenze fisiche e morali, è il frutto e al contempo il tutore di un modo di pensare etico, umanistico e legalitario, cui purtroppo – questa è la mia personale impressione – attribuiamo sempre meno importanza, quasi volessimo sbarazzarci di quanto di meglio l’Illuminismo ci ha dato. Presumibilmente, sempre più persone rimpiangono i bei tempi andati, i secoli bui del Tardo Medioevo, quando l’uso della giustizia e della ragione (Bilancia) era tabù, l’esercizio della violenza e della sopraffazione (Ariete) il totem.

E per finire, una breve considerazione: la propensione al dubbio, che nell’articolo di cui sopra invito a riscoprire e a rivalutare, è squisitamente bilancina. Peccato che troppi astrologi, da bravi pecoroni, siano così ostinatamente propensi a definirla un difetto anziché una virtù.
 
 
 
 
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