La Romagna nello Zodiaco - il convitato di pietra

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La Romagna nello Zodiaco

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LA ROMAGNA NELLO ZODIACO
di Floriana Raggi

"La Romagna è la provincia d'Italia dove l'uomo ha nelle vene sangue, e non crema alla vaniglia, come altre che non nomino, e quando c'è sangue se ne può cavar del buono" Massimo D'Azeglio



La Romagna, “dolce terra latina” secondo Dante, non ha mai avuto un’unità politico-amministrativa, bensì solo etnica e i cui confini sono segnati dal fiume Sellaro e Santerno a nord e del Tavollo a sud. Pertanto il territorio, oltre alle province di Ravenna, Forlì, Rimini e della Repubblica di S.Marino, comprende alcuni comuni in provincia di Bologna, Firenze, Arezzo, Ferrara e ancora una piccola parte della Provincia di Pesaro dopo che buona parte dell’Alta Valmarecchia e Montefeltro è confluita nella provincia di Rimini. Dando per scontato che su questa area geografica siano presenti tutti i segni zodiacali e che si trovino riprodotti più volte anche all’interno di una stessa città, occorre comunque individuare gli assi zodiacali maggiormente rappresentativi delle caratteristiche della Romagna e dei romagnoli. Gli assi cioè costituiti da segni in quadratura tra loro, situati nel cerchio zodiacale a 90° di angolazione, e dai loro opposti. Difatti i poli opposti presentano un’incompatibilità solo apparente: in realtà l’uno esiste in quanto esiste l’altro creando quella complementarietà che ha il carattere della necessità. Vedremo come Toro/Scorpione, Leone/Aquario ci offrono la trama di base da cui partire per costruire l’intero tessuto zodiacale della zona che ci interessa (fig.1). 



Geologicamente la Romagna ha origini poco remote, nonostante l’Eocene e l’Oligocene, coi loro 50 milioni di anni, ci sembrino molto lontani; ed è terra emersa dal mare. Gli zolfi e i gessi presenti nelle zone del cesenate e di Predappio, nel faentino e nell’imolese, nonché a Perticara, nel Montefeltro testimoniano l’emersione marina. La storia di Ravenna e del territorio circostante, costituito da litorali bassi e acquitrinosi con vaste aree lagunari, paludose, vallive, è stata, nel sorso dei secoli, più legata all’acqua che alla terra. Lungo la vallata del Marecchia i picchi di S.Marino, S.Leo, Verucchio e Torriana risultano essere frammenti di una piattaforma calcarea che, poggiata sul viscido fondo marino reso ancora più instabile dai moti sismici, iniziò lo scivolamento partendo da occidente verso l’Adriatico. Zodiacalmente parlando quest’ultima “precarietà-mobilità” e le “paludosità” di cui sopra esprimono una simbologia appartenente al segno dello Scorpione. La terra ha comunque avuto il sopravvento sull’acqua tanto che il poeta Aldo Spallicci, profondo conoscitore della sua terra, ebbe a dire parlando del romagnolo: “Più contadino che marinaio, è un inquieto che ha un cuore da regalare a tutte le ribellioni”. Questa frase semplice esprime sinteticamente una caratterologia su cui si può concordare, e sulla quale, esaminandola letteralmente, si possono rintracciare le simbologie appartenenti agli assi zodiacali individuati come rappresentativi. “Più contadino che marinaio” conferma la valenza della terra (Toro) strappata alle paludosità scorpioni che. “Un inquieto che ha un cuore” delinea l’asse Aquario/Leone, “da regalare” esprime il dono di sé, la generosità tipica del Toro, mentre “a tutte le ribellioni” manifesta l’eversione scorpionica. Sulla passionalità del popolo romagnolo ci sono consensi corali, che i romagnoli stessi riconoscono (non senza compiacimento) quando si autodefiniscono “il sud” dell’Emilia. Pier Paolo Pasolini nel valutare l’uso del dialetto in Spallicci parla di “acuto e morboso sentimentalismo che incrina anche il tipo umano più immediato…continuo eccedere di passioni che è la potente variazione romagnola dell’italianità”. La passione come eccesso, come espressione di estrema vitalità e di amore per la vita senza complessi inibitori, è individuabile nel segno del Leone. La passione per le questioni politiche e civili (altro ambito in cui i romagnoli amano esprimersi –il fenomeno del banditismo, la nascita del movimento operaio, la settimana rossa del 1914 non sono che piccoli richiami mnemonici-) ha invece caratteristiche tutte scorpioniche. Già dal periodo guelfo e ghibellino la Romagna ha modo di manifestare tutta la sua turbolenza e irrequietudine, e il suo ribellismo innato contro l’ordine costituito, rappresentato da un governo pontificio che, se pure debole e inefficiente, fu ugualmente repressivo fino allo scontro fisico. Nel 1524 il clima era tale che Guicciardini, saputo di essere nominato presidente di Romagna confessò di andare mal volentieri “dove era necessario mettere mano nel sangue” e dove occorreva trattare “faccende fastidiose e odiose”. George Byron dopo avere dimorato due anni a Ravenna, così descrive l’atmosfera che ebbe modo di conoscere: “In questa terra si vive senza governo e senza legge. Ma si vive benissimo: c’è qualche assassinio di tanto in tanto, perché qui ognuno ammazza e fa ammazzare chi gli pare e piace. Ma questo non commuove alcuno, né turba l’allegria con cui si aspetta il carnevale…eppure in questo popolo , quando è ben diretto, vi è della sostanza e della nobile energia. Dai termini senza governo e senza legge” traspare una simbologia appartenente all’Aquario, segno che esprime un idealismo che costituisce la motivazione di fondo del far politica del romagnolo e che è rintracciabile soprattutto nell’idea anarchica e nel socialismo anarchico che così larga diffusione ha avuto in Romagna, specie nel ravennate. La citazione di Byron termina con due parole “nobile energia” totalmente leonine, tanto per completare l’asse Leone/Aquario. L’agricoltura odierna, a motivo delle profonde trasformazioni strutturali e colturali, sta dando risultati che sono sotto gli occhi di tutti, soprattutto nel settore del frutteto specializzato. Da ciò ha origine una industria alimentare che costituisce uno dei settori più attivi dell’economia romagnola: l’industria di trasformazione e conservazione. Nel linguaggio zodiacale la frutta, e la sua esportazione all’estero si colloca simbolicamente in un asse non ancora considerato: Gemelli/Sagittario. Mentre la trasformazione e conservazione si snoda (sempre in angolazione di 90° nel cerchio zodiacale) lungo la linea Pesci/Vergine (fig.2). 

 

I livelli attuali della nostra agricoltura sono ben lontani, non certo in ordine di tempo bensì di avanzato processo di industrializzazione, da quelli in cui l’unità di base dell’economia agricola era il “podere” (da potere = possesso, termine completamente taurino). Il podere era affidato alle cure di un nucleo famigliare che vi risiedeva costituendo un’unità aziendale per lo più a mezzadria, regime che laddove era maggiormente diffuso ha impedito o rallentato il processo di modernizzazione dell’agricoltura stessa, manifestando in tal modo il lato tradizionale caro al Toro. Il settore dell’agricoltura e dell’industria alimentare che da esso deriva devono il loro stato di avanzata industrializzazione al movimento cooperativistico, scaturito dalla solidarietà dei braccianti romagnoli e diffuso, già dalla fine dell’800, principalmente nel ravennate, area di latifondi più che di poderi. Le leghe sorsero per ottenere, insieme, quello che non era possibile ottenere individualmente. Per tradurre il concetto in linguaggio zodiacale dobbiamo individuare uno degli assi finora mancanti, rintracciabili nella dialettica Ariete/Bilancia = Io/Altri, dove unirsi agli altri (Bilancia) permette di uscire da un isolamento (Ariete) che per il lavoratore significa solo impotenza e miseria. A 90° di angolarità di tale asse si fronteggiano, nel cerchio zodiacale, Cancro/Capricorno (fig.3). 



Ossia il debole si unisce al debole per difendersi dal potente e sottrarsi al suo dominio. Il movimento cooperativistico procede di pari passo con lo sviluppo del movimento operaio (la politica cara allo Scorpione unita alla solidarietà aquariana) ed esprime, con la pratica dell’affittanza collettiva, quegli ideali di giustizia cari alla Bilancia e volti a scalfire i privilegi del singolo (Ariete). La cooperazione si estende dal settore agricolo (sono famosi i consorzi agrari per le sementi) al settore di trasformazione, conservazione dei prodotti e della loro commercializzazione: cantine sociali (il “sociale” appartiene ai tre segni d’aria: Gemelli-Bilancia-Aquario), cooperative di muratori e cementisti (segni di “terra”: Toro-Vergine-Capricorno), l’Unipol-Assicurazione (Bilancia-Aquario).
Altra grande passione del romagnolo è il cibo, zodiacalmente collocabile nel segno del Toro e legato al pianeta Giove che rappresenta la bocca e tutto il processo di assimilazione. Quella romagnola è tradizionalmente una cucina sana, essenziale, se è vero che ha ancora come base, diffusissima e molto amata, la piada, il “panis testicius” di cui parla Catone nel De re rustica (200 a.C.). La piada, “pane dell’umanità, della libertà, azzimo santo” secondo Pascoli, è stata probabilmente la prima pietanza degli umani, quando l’uso del pane lievitato non era ancora stato introdotto. L’essenzialità degli elementi di cui è composta (farina, acqua e sale), la mancanza di lievitazione, la semplicità della cottura su teglia (senza alcun condimento) ne fanno un cibo totalmente vergineo. L’amore per la genuinità, di stampo taurino, si manifesta anche nella scelta dei dolci, mai burrosi o teneri, quindi rintracciabili più in una Venere Toro che nella Venere Cancro.

Di solito la preferenza va alla semplice e sempre gradita ciambella, specie se accostata alla bionda Albana, primo esempio di vino bianco ad avvalersi del DOGG. Dunque non si possono tralasciare il vino e la cultura del vino presente in Romagna, considerato addirittura un fattore discriminante rispetto all’Emilia, tanto che Nerio Brighenti così riporta il consiglio dato al forestiero di passaggio per la regione: “Lei prenda la via Emilia e ogni tanto si fermi a una casa di campagna a chiedere da bere: finché le offriranno un bicchier d’acqua sarà in Emilia; quando le offriranno del vino, allora sarà in Romagna”. Tra i vini di Romagna il posto d’onore spetta al Sangiovese, un vino che contiene Giove nel nome, cosa che fece ipotizzare, per scherzo, a Friedrich Schürr –insigne studioso del dialetto romagnolo- che derivasse da Giove, fatto santo dai romagnoli. Questo San Giovese esprime, letteralmente, la simbologia pescina, in particolare la simbologia di due dei tre pianeti che compongono il segno dei Pesci; Giove infatti oltre che la bocca, rappresenta anche gli occhi, e il vino consente di vedere la realtà (verginea) con “occhi diversi”, dove la diversità è suggerita dal fantasioso e mistico Nettuno (san = santo). La coltivazione della vite, che colora di verde le colline romagnole coprendole di filari regolari e curatissimi, si esprime zodiacalmente lungo l’asse Vergine/Pesci. Si è detto finora che Giove è occhi, bocca, dunque cibo, ma a queste simbologie va aggiunta quella altrettanto importante di “parola”. Nel romagnolo c’è una necessità quasi impellente di parlare e discutere, in qualunque luogo, specie ad alta voce e accanitamente. E non c’è dubbio che si discute più volentieri con un bicchiere di vino (Nettuno-Pesci) in mano (Vergine), praticando una socialità (Gemelli) che si esprime –in particolare per gli uomini- in quei luoghi sostitutivi della casa (Cancro) che sono i bar, solitamente molto frequentati. La loquacità romagnola si esprime sovente secondo la simbologia opposta al segno del Toro, ossia scorpionicamente. Così la parola diventa spavalda, polemica, aggressiva, paradossale. Quando Guido Nozzoli scrive che il dialetto romagnolo è “brulicante di scorpioni” non fa che confermare, linguisticamente, l’analisi zodiacale. E afferma che nel nostro dialetto ci sono espressioni “pittoresche e crudissime…bestemmie esplodenti…ingiurie che bruciano la pelle”. Oltre che focalizzarci sulla provocazione scorpionica occorre recuperare il discorso iniziale sull’eccesso leonino a testimonianza di una vitalità bisognosa di manifestarsi a tutti i costi. Nella dialettica di opposti ritenuta rappresentativa (Toro/Scorpione – Aquario/Leone) possiamo inserire un settore fin qui trascurato ma non secondario: quello del divertimento notturno (Leone) costituito dalle numerose discoteche, sale da ballo e luoghi di ritrovo, che diventa, d’estate (ancora Leone) una vera e propria industria. Il romagnolo ha saputo sfruttare commercialmente (Mercurio e Plutone dello Scorpione e dei Gemelli) gli aspetti caratteriali legati alla giovialità, all’edonismo, al senso di umanità che diventa ospitalità, gentilezza, generosità, apertura (tutti valori taurini) nei confronti di chi non appartiene al proprio territorio (valori scorpionici). Il turista che approda in Romagna è di solito abitudinario e fondamentalmente attratto, più che dal mare, dal tipo di vita che gli viene offerto: svaghi e divertimenti per tutti i gusti e per tutte le tasche, occasioni di incontri e amicizie (Leone/Aquario); prezzi contenuti perché gli alberghi (Scorpione) sono ancora in gran parte a conduzione famigliare (Toro). Ciò ha determinato l’orientamento verso un turismo altrettanto famigliare, da famiglia “media”. Tra le strutture presenti vanno menzionati i complessi fieristici, di Rimini e Riccione, sedi dei più svariati congressi, in particolare dei congressi politici dei più importanti partiti italiani, tanto per rendere omaggio alla simbologia legata allo Scorpione. E vale la pena ricordare che questa è una consuetudine storica: Rimini infatti ospitò, nel 1872, il 1° Congresso della “Federazione italiana della associazione internazionale lavoratori” organizzato da Andrea Costa, Carlo Cafiero e altri socialisti anarchici. Tornando all’abilità commerciale dei romagnoli nel campo dei divertimenti, questa si è orientata, oltre che sui locali da ballo, verso la musica stessa, rappresentata da Nettuno Pesci e Sagittario: si tratta del liscio e dell’industria che vi ruota intorno (Mercurio della Vergine e Gemelli). Sono innumerevoli le orchestre nate nelle province romagnole che lo esportano sul territorio nazionale e all’estero. Il liscio quale prodotto da smerciare nelle feste paesane dove si conservano, o si tentano di recuperare, tradizioni antiche legate alle radici, è espressione tipicamente taurina. Tra i divertimenti non va dimenticato il circo, legato alla simbologia leonina e tanto caro a Fellini, che nasce a Massa Lombarda con Paolo Orfei (1820) il quale dà avvio alla dinastia della famosa famiglia. La facciata ludica (e leonina) ha come contropartita un lato oscuro, notturno, in cui le valenze scorpioniche affiorano nel mondo della prostituzione, della droga, a cui si lega la malavita, in preoccupante espansione e svariate sfaccettature, su tutta la fascia costiera. Per restare nel campo del divertimento un’altra grande passione del romagnolo è il motore (e mutòr) e le gare di moto e automobilistiche. Tale passione è palpitante di fuoco arietino, che completa di un tocco di istintività la tendenza, più volte sottolineata, all’eccesso leonino. Al terzo segno di fuoco, il Sagittario, appartiene invece quel mezzo da sempre tanto amato e diffuso che è la bicicletta, chiamata riduttivamente, ma in forma affettuosa, la “bici”. Per concludere, passando dal discorso sul divertimento a quello, più serio, sulla salute, è importante citare le statistiche regionali che indicano come patologie più diffuse quelle cardiovascolari (Leone/Aquario) e dismetaboliche (Toro/Scorpione) che confermano, anche in campo sanitario, la prevalenza degli assi zodiacali considerati.

Floriana Raggi




 
 
 
 
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