Ritratto astrologico di Federico Fellini, l'incantatore - il convitato di pietra

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Ritratto astrologico di Federico Fellini, l'incantatore

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RITRATTO ASTROLOGICO DI FEDERICO FELLINI 
l’incantatore(1)
di Floriana Raggi

Il più necessario tra i registi del nostro tempo
Martin Scorzese


“Il lato più spossante della mia attività non è, di fatto, il girare in sé, ma l’essere costretto per tutto il tempo a concentrare su di me tutti i presenti; devo mantenere continuamente una specie di cerchio magnetico, in virtù del quale due o trecento persone accettano di partecipare a quel delirio che si chiama cinema. Devo essere al centro della loro attenzione e della loro vita. Se il transfert viene interrotto il film non può proseguire. E’ come se fossi un domatore di belve: alla minima distrazione da parte mia, sfuggono al mio controllo e il film non esiste più. F.Fellini

Su Federico Fellini c’è una bibliografia vastissima e convegni scientifici promossi dalla Fondazione omonima che hanno messo in luce aspetti legati alla sua straordinaria creatività –sfociata in tanti film che fanno ormai parte della storia del cinema- e aspetti più personali e privati.
Praticamente è stato detto tutto, o meglio… quasi tutto; concordo infatti con quanto afferma padre Angelo Arpa, suo amico, “su Fellini credo che non si possa mai dire la parola fine”(2). Così come, del resto, non esiste mai la parola “fine” al termine dei suoi film, quasi a volere eternare il presente (importanza di Urano, come vedremo poi) ma anche per quell’eccesso di vitalità, timorosa della morte, a cui lo spinge una 5° casa con Sole-Luna-Mercurio nei gradi di Urano in Capricorno e in aspetto di quadratura a Marte (signore dell’8°, collocato in 2°casa, corrispondente all’immagine).



Nessuno, meglio di lui, può descrivere il suo modo di fare film: “E’ l’archetipo della creazione che si rinnova, cioè il passaggio dal Caos al Cosmos, dall’indifferenziato confuso e inafferrabile all’ordine e cioè all’espresso, al compiuto. Ancora: dall’inconscio alla coscienza”(3). Questa frase permette di decifrare con precisione i simboli del suo tema natale. L’Io di Fellini “indifferenziato e confuso” è costituito da un Sole congiunto alla Luna, preso dal “bisogno perentorio e prepotente di fare prevalere la realtà interna su quella esterna”(4); analogamente la scrittrice Jacqueline Risset parla di “porosità”, in lui, della parete che separa il conscio dall’inconscio, dall’irrazionale, dall’infanzia, dal sogno. Inoltre a Sole e Luna si unisce un Mercurio-adolescenza –puer aeternus di cui è lo stesso Fellini a parlarci: “Amarcord voleva essere l’addio a una certa stagione della vita, quell’inguaribile adolescenza che rischia di possederci per sempre, e con la quale io non ho ancora capito bene che si deve fare, se portarsela appresso fino alla fine o archiviarla in qualche modo”(5).
Effettivamente Mercurio-adolescenza e Luna-infanzia-sogno sono parte integrante dell’Io lo sommergono e avvolgono: Fellini, probabilmente stimolato anche dal rapporto analitico che ebbe con lo psicoanalista junghiano Ernst Bernhard –personalità più vicina a uno sciamano che all’analista cui siamo abituati a pensare- ha sempre prestato ai sogni la massima attenzione tanto che li scriveva ma soprattutto li disegnava. In una lettera a Simenon racconta di avere superato una grossa impasse creativa, durante la lavorazione di Casanova, proprio grazie a un sogno.



Nell’analisi della Luna, che sommerge l’Io del regista, non si può trascurare la simbologia legata al rapporto “placentale” con il femminile che occupa tanto spazio nei suoi film. Basti pensare a Otto e mezzo quando Guido-Marcello Mastroianni ritorna con la fantasia alla casa dell’infanzia dove le servette, terminato il bagno, lo avvolgono in un lenzuolo e lo portano a letto offrendogli un contatto eccitante con i loro corpi. Alla totale arrendevolezza al femminile si oppone la fantasia del maschio signore e padrone che domina tutte le femmine: è ancora Guido, sempre in Otto e mezzo, che doma con la frusta la rivolta delle sue donne nella casa-harem. L’oscillazione tra la tenera impotenza infantile e l’affermazione maschilista trovano espressione simbolica nei disegni che Fellini produceva abbondantemente sia per puro diletto sia come bozzetti preparatori dei personaggi del film (Marte è in Bilancia, nei gradi della grafica e dal rapporto di quadratura ai pianeti in 5° casa scaturisce la deformazione, il grottesco, l’eccesso: possiamo dunque trovare piccoli falli tenuti al guinzaglio da donne debordanti o grandi falli eretti che fronteggiano femmine altrettanto procaci). “Mi rimproverano di trattare il sesso nel modo più lazzarone, caricaturale, grottesco. Certo, non riuscirei mai a filmare una situazione erotica se non sfigurandola con l’ironia, smitizzandola con l’eccesso” (6). Se le tentazioni del sesso assumono le forme generose di Anita Ekberg (La dolce vita), Sandra Milo (Otto e mezzo), Magali Noel (Amarcord) o della Saraghina, il riscatto da queste tentazioni assume le forme dell’innocente Gelsomina ne La strada, della Ciangottini nella scena conclusiva de La dolce vita, di Claudia Cardinale in Otto e mezzo. “Mettendo in scena l’intera gamma dei caratteri femminili Fellini cerca di ritrovare e pacificare parti di sé in contrasto, di portare alla coscienza ed elaborare le tracce visionarie dell’esperienza infantile. Un’esperienza che sembra profondamente segnata dalla “distanza” dai propri genitori, dalla relativa assenza del padre come dalla moralistica e iperprotettiva severità della madre”(7). Già; difficile conciliare la fredda natura capricornica di cui sono intrisi Sole Luna e Mercurio, con quella del settore dove sono chiamati a esprimersi, la 5° casa, gaudente, ludica, vitale, sessuale, degli eccessi notturni, del circo, nella doppia simbologia di divertimento e ammaestramento.
Quello con Giulietta Masina è stato un rapporto che gli ha consentito di non sentirsi limitato nella sua libertà e che ha svolto una funzione equilibratrice insostituibile soprattutto nelle pause tra un film e l’altro.



La mediazione tra conscio e inconscio, che per una personalità creativa come quella di Fellini si traduce in opera d’arte, è da lui intuita come “malattia necessaria”. Lui stesso la racconta con parole che sono la traduzione letterale delle sue posizioni astrali: quel Marte in Bilancia e in 2° casa è in dinamico aspetto di trigono a Urano in Aquario nei gradi di Saturno in 6°casa, questi a sua volta si raccorda positivamente al bel Plutone-creatività- in Cancro e in 10°, sestile a Saturno in Vergine nei gradi di Urano e in 12°.
“Faccio un film come in fuga, come fosse una malattia da scontare, insofferente e pieno di rancore guardo al film come a un malanno da cui liberarmi. Come il sogno. Il sogno è anche espressione della nostra malattia anche se, come la malattia, è ricerca di salute. Un film è per me veramente qualcosa di assai vicino a un sogno amico ma non voluto, ambiguo ma ansioso di rivelarsi, vergognoso quando viene spiegato, affascinante finchè rimane misterioso”(8). J.Risset ricorda quanto, per F.F., il cinema non fosse figlio della letteratura, ma della pittura: “non voglio raccontare, voglio mostrare” (9). Lui stesso confida a Vincenzo Mollica: “Se il cinema ha un debito verso l’arte, ce l’ha verso la pittura e la pantomima, ma prima di tutto la pittura, perché il cinema è fatto di luce. La luce è lo stile, il sentimento di un cineasta. Con la luce puoi fare tutto: trasformare un volto ottuso e renderlo misterioso, affascinante.” E ancora, l’importanza della 5° casa e il trigono tra Venere in Sagittario e Giove in Leone, gli fa aggiungere: “per me la luce è più importante del soggetto, della sceneggiatura; la luce è fondamentale per il cinema”(10). Al di là della nostra storia personale capita a ognuno di noi di ritrovare, nelle immagini dei suoi film qualcosa di profondamente intimo, che ci riguarda, emozioni e visioni in cui tutti possiamo identificarci. Dunque la creatività di F.F. facilita il rapporto tra “l’inconscio personale, quello che ci appartiene, e quello a cui noi apparteniamo come storia inconscia dell’umanità, cioè l’inconscio collettivo”(11). Quest’ultimo è come se, attraverso l’azione delle immagini (Marte in Bilancia e in 2° casa) fosse portato a galla grazie a quello straordinario Urano in 6°, che, non opponendosi a Saturno in 12° permette una universalità senza blocchi tra l’ordinario del quotidiano e il sublime passando attraverso la visionarietà di Giove e Nettuno in 11°. Fellini ha parlato spesso del pensiero di Jung, che indubbiamente per lui che si realizzava nella dimensione di una fantasia creativa, era più congeniale di quello di Freud “ciò che ammiro sconfinatamene in Jung è l’aver saputo trovare un punto di incontro tra scienza e magia, tra razionalità e fantasia”(12).
Dunque “Fellini pesca nell’inconscio come se non ci fosse un altro modo di stare al mondo, e poi ci lavora con totale abnegazione, con una meticolosità straziante fino a quando non rintraccia quel volto, quell’immagine che va cercando e in questo suo fare cinema c’è tutta la fatica del reale, del fare, anche estremamente concreto. E’ un piano di realtà, un fare cinema assolutamente concreto, attivo e opposto alla fantasia che noi ci possiamo fare di lui, di un tipo trascinato dall’immaginario. Fellini è contemporaneamente portato a spasso dall’immaginario ma è anche estremamente concreto”(13).

    

Molte persone che gli sono state accanto ricordano quanto egli fosse, razionale, logico, concreto; e quanto fosse in grado di tenere tutto il set sotto un controllo assoluto. Lui stesso diceva “è come se fossi un domatore di belve” (con evidente richiamo alla 5° casa) e ancora “sono costretto a esercitare una presenza mentale costante, se voglio sostenere l’insieme dell’edificio. Non posso permettermi un attimo di distrazione, altrimenti l’equipe lo avverte subito, si perde la concentrazione e il lavoro si sgretola”(14). Lavorava sempre al meglio delle sue possibilità e con piacere “solo quando lavoro mi sento davvero bene, so perfettamente dove sono”(15). Infatti, solamente considerando la combinazione Capricorno/Vergine, sappiamo di trovarci di fronte a un bisogno di “produrre” e di “fare” con caratteristiche di serietà, senso di responsabilità, attenzione per la tecnica, cura del particolare. Il corpo celeste più significativo nell’oroscopo di Fellini è indubbiamente Urano, pianeta dinamico, che rappresenta la forza di decisione, in grado di tradurre concretamente, tecnicamente i dati derivati dall’intelligenza e dalla fantasia. Il suo mondo sognante, traboccante d’inconscio, non avrebbe potuto trovare i canali per esprimersi se fosse mancata l’abilità uraniana. A Urano, che simboleggia fisiologicamente le mani e mentalmente la prontezza di riflessi, va attribuita la perizia nel mezzo tecnico, la capacità di concentrazione e di concentrare intorno a sé la troupe, nonché le energie infaticabili (il pianeta –collocato nel settore in cui è esaltato- è trigono a Plutone e Marte, quest’ultimo –ripeto- situato nella casa che corrisponde all’immagine) per un lavoro rigoroso, tendente alla meticolosità, se non alla pignoleria: Saturno è nel segno della Vergine, nei gradi che corrispondono a Urano e congiunto all’Ascendente. Alla simbologia di Urano, davvero prodigioso in questo oroscopo, va attribuita anche la capacità di adattarsi alle circostanze, di sfruttare il momento presente, l’oggi. Si può dire che è addirittura “uraniano” il suo modo di procedere nel fare film, e, con la visionaria complicità di Giove e Nettuno in 11° casa, Fellini partiva senza avere chiara la meta cui arrivare, quasi che questa si svelasse via via che procedeva. E procedeva senza pensare al prodotto finito, ma utilizzando creativamente i dati del momento, sfruttando anche gli imprevisti (facoltà sempre legata a Urano) che capitavano durante la lavorazione. Il poeta Andrea Zanzotto ebbe a dire “quel che avverto in lui di più tangibile è la continua creazione di qualcosa che è insieme magico e quotidiano(16). Questa impressione è confermata dalla psicoanalista Simona Argentieri che, pur sottolineando quanto tutti gli artisti usino l’immaginazione per esprimere verità “altre”, dice che la speciale cifra di Fellini era di “ricorrere a tale magia non solo nelle sue opere, ma nella banalità del quotidiano”(17). Un altro aspetto visibilissimo nel suo oroscopo e riconducibile al lato vergineo dell’ascendente (oltre che alla posizione rilevante di Urano), è quello legato alla riproduzione dell’autentico che troviamo, per esempio, nella ricostruzione in studio di intere città (Roma, la Rimini del Borgo di Amarcord). E’ come se il ricorso al falso, alla finzione gli fossero di aiuto, molto più di qualsiasi realtà, nella ricerca delle emozioni, delle sensazioni, dei ricordi.    
Di questi suoi ricordi e di eccessivo autobiografismo il nostro regista è stato spesso accusato, ma chi lo accusa non sa che un Sole nella Leonina 5° casa è fortemente bisognoso di esprimersi e riprodursi fino all’eccesso. Se Federico non avesse avuto Sole, Luna, Mercurio in 5° non si sarebbe sentito attratto dall’avanspettacolo, dal mondo del circo, del luna park; e non sarebbe emersa, fin dalla adolescenza, la passione per la caricatura (Sole-Luna-Mercurio sono in quadratura a Marte nei gradi della grafica in Bilancia e in 2°casa) per le scenografie barocche, lussuose, mastodontiche, per i personaggi esasperati e deformi, in una parola per “l’eccesso”.



Il fumetto e la caricatura sono passioni nate nell’adolescenza, probabilmente scaturite da un disagio tipico dell’età. Lui stesso racconta “vivevo una vita appartata, solitaria; cercavo modelli illustri, Leopardi, per giustificare quel timore del costume, quell’incapacità di godermela come gli altri, che andavano a sguazzare nell’acqua (per questo, forse, il mare è così affascinante per me, come una cosa mai conquistata: la zona dalla quale provengono mostri e fantasmi). In ogni caso, per riempire quel vuoto, mi ero dato all’arte. Avevo aperto con Demos Bonini una bottega dell’Arte:la ditta FEBO. Si facevano caricature e ritrattini alle signore, anche a domicilio. Io firmavo Fellas e facevo il disegno. Bonini ci metteva il colore”(18). Quasi contemporaneamente a questa esperienza, Fellini iniziava una collaborazione, perlopiù epistolare, con il “424” una delle riviste umoristiche più diffuse del tempo, edita dalla prestigiosa Nerbini di Firenze(19). Successivamente lascerà Rimini per trasferirsi a Roma dove sul bisettimanale Marc’Aurelio –tra il ’39 e il ’43- pubblicherà quasi 800 interventi umoristici, in prevalenza racconti e vignette. Con l’esordio cinematografico non perse mai l’abitudine di disegnare, anzi, “scarabocchiare”, come diceva lui. “Erano schizzi, suggerimenti che servivano per il truccatore, il costumista, lo scenografo”(20). Lasciamo ancora alle sue parole l’interpretazione dei simboli astrologici: “Non ho mai tentato di fare un disegno che non fosse una sintesi caricaturale … non so disegnare in un’altra maniera che non sia un appunto grafico che tende a esprimere sinteticamente il tipo, l’aspetto, il connotato più evidente di un personaggio. Credo di non avere mai fatto un disegno che tenesse conto della prospettiva, delle sfumature, delle penombre, del tratteggio”(21). Curiosamente negli ultimi anni riprese l’esperienza fumettistica insieme a Milo Manara e fu pubblicato Viaggio a Tulun (1991) e Il Viaggio di G.Mastorna detto Fernet, storia che comparve sulla rivista “Il Grido” nel ’92; qui, la scelta della faccia di Mastorna, dopo varie indecisioni, cadde su quella, buffa e malinconica, di Paolo Villaggio.


        
La sua mente lucida e ordinatrice rendeva l’occhio capace di cogliere, nelle persone e nelle cose, tutti gli aspetti che pensava di poter utilizzare attuando un pragmatismo tipicamente uraniano.
Rigoroso, esigente con sé stesso e con chi lavorava con lui, ci ha regalato un cinema che ha saputo portare il sogno dentro la vita facendone una immagine universale. Vale ancora la pena sottolineare la funzione di quell’Urano in 6° che fa affiorare il sogno dalle profondità di Plutone in Cancro e in 10° casa, sestile al lucido Saturno in 12° attraverso la forza delle immagini ( trigono tra Marte e Urano). Sul piano relazionale Marte quadrato a Mercurio ( oltre che a Sole e Luna) lo rendeva “imprevedibile, a volte capriccioso, non facile da fronteggiare; ma nello stesso tempo attentissimo alle persone e ai fatti del giorno, abituato a sintetizzare situazioni e problemi con battute memorabili”(22). Sergio Zavoli delinea la sua personalità come “densa e sfuggente, estranea e complice, per cui ci si sentiva al centro e fuori di lui, necessari e inutili, elusi e frugati”(23). Inoltre poteva “intrattenere per un lasso di tempo imprevedibile un rapporto intenso di intimità; ma poi di botto –senza una ragione apparente- interrompere ogni frequentazione e semplicemente dimenticarsi del suo interlocutore. Tuttavia era raro che se ne attirasse il risentimento perché a ciascuno aveva dato, sia pure per poco, l’illusione di essere importante e speciale”(24). Queste ultime caratteristiche sono riconducibili al Giove leonino in 11° casa che lo portava a comportarsi come un anfitrione legando a sé le persone con cordialità generosa, possessiva, quasi a ricreare un ambito famigliare rassicurante: Venere in 4° casa in aspetto di trigono a Giove. Molti che lo hanno frequentato ricordano di essere stati ripetutamente cercati da Fellini, magari contattati telefonicamente all’alba (grazie alla Luna in 5°casa aveva bisogno di dormire pochissimo e a partire da La città delle donne aveva iniziato a soffrire di insonnia) dalla sua voce carezzevole, ricca di diminutivi affettuosi, che riusciva a “dare un senso di intimità a tutto quello che diceva”(25) (quel Giove in 11°, trigono a Venere in 4° è congiunto a Nettuno).
“Trovava sempre il tono giusto per rivolgersi a chiunque in modo non generico, ispirato nel toccare a sorpresa la corda profonda, trasmetteva il calore galvanizzante di una presenza fraterna, suscitando una risata. Era un incantatore, un Pifferaio magico che si trascinava dietro chi voleva lui. Possedeva il dono pericoloso di dare a ciascuno l’impressione di essere nato solo per lui”(26) (va rilevata la presenza di un seducente Plutone, che assorbe tutta l’autorevolezza della 10° casa).
    
A Nettuno in 11° dobbiamo la rottura con la consuetudine che lo spinse ad andare contro il preesistente e l’emergere di una “genialità tesa alla ricerca dell’insolito”(27). La dolce vita (1960) “fu uno scandalo, per mesi non si parlò d’altro, protestò tutta la vecchia Italia conformista e bigotta che sotto lo schermo felliniano s’accorse d’aver perso la partita: e lui, scatenato tutto questo putiferio, stava in mezzo sorridendo con l’innocenza impunibile dei bambini. E rivelandosi, da apolitico confesso, il più politico dei registi italiani”(28). Tutto l’apparato cattolico gli fu contro e ribattezzò il film Schifosa vita sull’Osservatore Romano. Eppure Sergio Zavoli ricorda che “non apparteneva né militava ma quasi tutto il suo cinema è ricco di sensibilità sociale e civile e perciò stesso di politica. La dolce vita, Prova d’orchestra, Le notti di Cabiria, Ginger e Fred sono le punte più riconoscibili di un cinema civile. Ma chi può negare che anche La strada, Otto e mezzo, Casanova, La nave va, Intervista, La voce della luna, apparentemente estranei, non appartengano anch’essi a un cinema civile? “E dunque se è un fatto che Fellini non trascurò in assoluto temi sociali, rimane altrettanto vero che li avvicinò da una prospettiva e con uno stile cinematografico che differiva in maniera radicale dall’approccio tradizionale al cosiddetto film politico in auge tra gli anni sessanta e gli anni settanta”(29). Egli seppe essere “libero da blandizie e compromessi, non ammiccando ai potenti, ma rivolgendosi soltanto a noi. Senza invettive, grida, proclami, sentenze, semmai inclinando, verso la fine, a un severo silenzio scavato dentro il rumore della nostra epoca”(30) (come non collegare queste ultime parole a quel Saturno in 12° vicino all’ascendente?). L’Oscar alla carriera, annunciato il 20 gennaio 1993, giorno del suo ultimo compleanno (con il transito di Urano e Nettuno congiunti a Mercurio di nascita), gli riconosce, come indica Saturno in 12° casa, una autorevolezza, un potere ottenuto con mezzi diversi, insoliti. A Vincenzo Mollica il giorno prima della cerimonia di Los Angeles comunicò questo pensiero: “Se dovessi scrivere delle battute per un attore chiamato a interpretare la parte di un regista premiato con l’Oscar, probabilmente me la caverei abbastanza bene. Ma il fatto che sono proprio io coinvolto in questa vicenda, mi rende balbettante e insicuro. Inoltre devi essere: spiritoso, intelligente, grato, appassionato, elegantemente distaccato e anche felliniano. Quest’ultimo è il ruolo più difficile, perché nonostante sia lusingato di essere diventato anche un aggettivo, non so cosa voglia dire”(31).



Chiudo questo breve ritratto con una frase confidenziale di Federico Fellini, raccolta da Sergio Zavoli, quale testimonianza di come la sua natura doppiamente capricornica (Solare e Lunare) abbia dovuto esprimersi nella vitalissima 5° casa: “mi piace essere al mondo, mi sembra di dover fare qualcosa per ringraziare”(32) e lo ha fatto, commenta Zavoli, anche a nome dei disincantati, dei pigri, dei privi di curiosità e di amore.

Floriana Raggi 
   
        
(1) Jacqueline Risset, L’incantatore. Scritti su Fellini. Scheiwiller 1994.
(2) Amarcord, Rivista di studi felliniani, n°3-4, 2001, p.43.
(3) Ibidem, p.37.
(4) Ibidem, p.22.
(5) Federico Fellini, Fare un film, Einaudi 1980.
(6) Fellini, La mia Rimini, a cura di Mario Guaraldi e Loris Pellegrini, Guaraldi 2003, p.354.
(7) Amarcord, cit., p.38.
(8) Ibidem, p.78.
(9) Amarcord, cit., p.119.
(10) Vincenzo Mollica, Fellini-Parole e disegni, Einaudi 2000, p.95.
(11) Amarcord, cit., p.76.
(12) F.Fellini, La mia Rimini, cit., p.361.
(13) Amarcord, cit., p.79.
(14) Sonia Schoonejans, Fellini, Lato Side 26 1980, p.86.
(15) Ibidem, p.117.
(16) Ibidem, p.178.
(17) Amarcord, cit., p.22.
(18) F.Fellini, La mia Rimini, cit., p.36.
(19) Amarcord n°1 2004, p.39.
(20) V.Mollica, Fellini, cit., p.93.
(21) Ibidem, p.94.
(22) Tullio Kezich, Fellini del giorno dopo, Guaraldi 1996, p.77.
(23) F.Fellini, La mia Rimini, cit., p.360.
(24) Amarcord n°3-4 cit., p.23.
(25) Ibidem, p.54.
(26) T.Kezich, cit., p.44.
(27) Lisa Morpurgo, Lezioni di astrologia – La natura delle case, Longanesi 1983, p.256.
(28) T.Kezich, cit., p.16.
(29) Peter Bondanella, Il cinema di Federico Fellini, Guaraldi 1984, p.282.
(30) F.Fellini, La mia Rimini, cit., p.10.
(31) V.Mollica, Fellini, cit., p.138.
(32) F.Fellini, La mia Rimini, cit., p.11.
           
 
 
 
 
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